oggi 08 Sep 2010   

© Desiree Astrom
 


 

 

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Digitale e/o Analogico

Il tempo passa e penso di aver fatto una cosa equilibrata nell’affiancare l’attrezzatura analogica a quella digitale.
Tutte (o quasi ) le cose che sto per scrivere sono dettate dalla consapevolezza che per noi fotografi dell’Era Analogica c’è il rischio di bearci nel nostro mondo fatto di grana, di  pellicole, di risolvenza, senza scontrarci con il fatto che, anche se il sistema analogico regge sul piano qualitativo ( ma penso ancora per poco), non è più in grado di sostenere il confronto con un mondo digitale che si scontra con gli interessi e le abitudini del fotografo tradizionale.
Noi fotografi naturalisti, che apparteniamo ad una categoria tutta nostra, composta di tecnica ma anche e soprattutto di conoscenza della natura , penso che potremmo trarre giovamento dall’affiancamento delle nuove tecniche digitali.

Prima di tutto la possibilità di rivedere l’immagine appena scattata e quindi di riprendere di nuovo il soggetto ( se questo collabora) sino a che non abbiamo raggiunto l’obbiettivo che ci eravamo proposti non è cosa da poco.
Negli anni scorsi non so quante volte mi sono trovato a maledire l’attrezzatura, o la mia sbadataggine, o a volte solo la sfortuna per non essere riuscito a documentare quel determinato fenomeno naturale ed  accorgermene solo dopo che le pellicole erano già sviluppate!
A volte l’occasione non è più ripetibile e lo sconforto è grandissimo (non penso di essere il solo ad essermi trovato in tali situazioni).
Tale occasione si è presentata in modo inequivocabile negli ultimi due anni, quando mi sono trovato all’estero, in situazioni critiche, senza la certezza di una corretta esposizione ma con una attrezzatura digitale.
Di certo prima di allora non avrei potuto rifare gli scatti eventualmente (ed inevitabilmente) persi e non mi consolava il fatto di aver utilizzato senza parsimonia la funzione “Bracketing“ delle mie macchine.
Ecco invece che il digitale è venuto in mio aiuto mostrandomi le immagini scattate, certo in dimensioni minuscole, senza la certezza di una corretta messa a fuoco, ma esposte correttamente o al limite sicuramente recuperabili, dato che con questa tecnologia è molto più facile “salvare”un’immagine.

Un altro motivo per cui considero la tecnologia digitale superiore o quantomeno più pratica  delle tecniche analogiche è la relativa indifferenza ai range di calore e di raggi X presenti, per esempio, nei controlli aeroportuali.
Per chi ha provato cosa vuol dire doversi portare a portata di mano le pellicole che  occupano spazio e peso nel bagaglio a mano sa di cosa parlo, per non parlare dei finanzieri all’estero che possono sempre avere delle divergenze su cosa è nocivo o meno al materiale sensibile (per la verità ho avuto solo un paio di occasioni di contestazioni con questi addetti su molti controlli effettuati ma in questo caso sono loro a decidere cosa è giusto e sbagliato con la possibilità che le pellicole risultino rovinate solo dopo il ritorno!).
A questo si aggiunga che un’attrezzatura digitale è di regola più compatta e meno pesante di una tradizionale. Infatti (a meno che non si utilizzino attrezzature al top della categoria e del prezzo, che coprono completamente il formato 35mm) il fattore di moltiplicazione per 1,5 delle attrezzature digitali che utilizzano il formato APS consentono un risparmio di peso e dimensioni notevole, specialmente per le lunghe focali che sono di solito le più grandi e pesanti.

Fondamentale è la scelta di un sensore in grado di ottenere una risoluzione che possa almeno avvicinarsi, come prestazioni, ad uno scatto effettuato con una macchina tradizionale.
Non è comunque facilmente confrontabile una scansione della pellicola con il risultato che si ottiene da un sensore di una macchina digitale; molto è lasciato all‘operatore, alla sua accuratezza ed all‘attrezzatura che usa per le scansioni.
Per una macchina digitale che non sia subito superata tecnicamente occorre un sensore di almeno 5 o 6 megapixel.  
Di certo mi si potrà contestare che l’attuale ammiraglia Canon, che possiede 16 milioni di pixel ed un formato che “copre“ il 35mm, è meglio!
Dalle prove fatte, non da me, non c’è questo abisso fra le due ammiraglie Nikon (12 Mega) e Canon con il vantaggio, a mio parere , che il formato più piccolo del sensore vuol dire anche obiettivi più piccoli, maneggevoli e leggeri.
Resta anche da valutare il prezzo e l’effettiva necessità di utilizzare di norma attrezzature di così elevate prestazioni che nella maggior parte dei casi risultano sovradimensionate.
Sicuramente, per chi può permetterselo, non li considero come soldi persi; dico solo che gli ingrandimenti che nella maggior parte dei casi vengono utilizzati non abbisognano di tutti quei pixel.
La sensibilità  può essere variata da scatto a scatto, quindi non si è più costretti a dover sottostare al cambio della pellicola o all’utilizzo di un’altra macchina con pellicola diversa
       
Riassumendo i pregi possiamo quindi considerare l’ingombro più contenuto, con conseguente maggior facilità di trasporto durante gli spostamenti (anche aerei), materiale “sensibile” non più sottoposto a nocivi sbalzi termici o a raggi X, possibilità di variare sensibilità, visione immediata sulla giusta esposizione, aumentata focale effettiva verso la parte “Tele“ dovuta alla minore dimensione del sensore rispetto al 35mm.
Di certo tutti questi presunti vantaggi non sono “gratuiti”.
Se con l’analogico con la fine della ripresa finiva il nostro lavoro “vero”, quello per cui il fotografo naturalista andava fiero, con l’avvento del digitale a questo punto siamo solo a metà delle nostre fatiche .
E’ obbligatorio seguire puntigliosamente le immagini attraverso l’uso di un computer e di programmi appositi per elaborare (attenzione, non modificare, anche se è possibile pure questo) e migliorare le immagini perché così come escono dalla macchina fotografica molto raramente sono impeccabili.
Bisogna sicuramente compiere qualche operazione, a volte elementare, altre un po’ più complessa.
Tutto ciò comporta un esborso a volte notevole di soldi e l’acquisizione di tecniche non difficili ma che senz’altro sono meno immediate del giudicare una diapositiva e decidere se è bella o da buttare.

Non ultimo occorre aver la consapevolezza che, anche se è molto più immediato il vedere le foto sul computer è senz’altro più difficile e complicato allestire una proiezione con la tecnologia digitale (per non parlare di qualità, in quanto i nostri vecchi proiettori per diapositive costano relativamente poco, sono più robusti e di qualità, almeno fino ad ora, superiore).

A questo punto sta a voi la decisione se proseguire a fotografare la natura come avete sempre fatto oppure scegliere di anticipare il passaggio prima che questo non risulti necessario e obbligatorio, come io presumo,  fra non molto tempo.
A voi la scelta.
Io la mia l’ho già fatta e non penso di dover tornare sui miei passi!  

                                                                            
                                                                                                           

Riccardo Oggioni
 
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